24 Giugno 2026
Luigi Barbati

Dopo la pronuncia della Corte d’Appello cresce la tensione a Lodi. Invernizzi contesta le ultime nomine della vecchia gestione ed esorta la Figc a sbloccare le credenziali operative

La corsa alla guida del Fanfulla si tinge di forte tensione e incertezza. I recenti comunicati diramati via social dall’attuale gestione societaria facente capo alla famiglia Tufo, con cui sono stati annunciati Pietro Budroni come coordinatore tecnico e Alberto Cuomo sulla panchina, hanno scatenato l’immediata e dura reazione della cordata rivale. Il gruppo che sostiene il ritorno di Luigi Barbati, legittimato dalla sentenza emessa lo scorso aprile dalla Corte d’Appello di Milano, non ha nascosto il proprio forte irritamento per quelle che considera mosse prive di fondamento giuridico. Lo riporta l’edizione de Il Cittadino in edicola questa mattina.

A farsi portavoce del malcontento è l’imprenditore Gianmario Invernizzi, vicinissimo a Barbati, che contesta apertamente la validità delle decisioni prese dai Tufo nelle ultime ore:

Sono contratti di natura temporanea. È come se io nominassi l’allenatore dell’Inter. Noi abbiamo consultato quattro-cinque avvocati e tutti concordano sul fatto che la sentenza della Corte d’Appello sia chiara: il Fanfulla non è più riconducibile alla famiglia Tufo. Abbiamo anche chiesto al commercialista di Tufo di fornirci la contabilità, ma si è rifiutato“.

Sul fronte prettamente operativo, la fazione legata a Barbati si dichiara già pronta a riprendere formalmente il controllo del club lodigiano, in attesa che la macchina burocratica federale compia i passi necessari. Invernizzi spiega la strategia e le prossime scadenze cruciali:

Abbiamo trasmesso la sentenza alla Figc Lombardia, che dovrà a sua volta inoltrarla alla Figc di Lodi per il ripristino delle credenziali necessarie ad operare. Non ci sono tempi certi. Se non ci sarà un ricorso in Cassazione, dal 28 giugno il quadro cambia, perché scadono i 60 giorni dalla sentenza: a quel punto Tufo non avrà più margini decisionali e resterà soltanto socio, mentre la maggioranza sarà in capo al gruppo Barbati. Invito chi parla senza conoscere i fatti a informarsi: la Corte d’Appello si è espressa in modo inequivocabile“.

Nemmeno la complessa questione legata al bando per la gestione dello stadio “Dossenina”, a cui potrebbe prendere parte il Sangiuliano City, sembra preoccupare la cordata di Barbati, forte di tutele normative e di un progetto calcistico che guarda già al futuro, con possibili nuovi investitori all’orizzonte:

Anche se al bando per lo stadio dovesse partecipare il Sangiuliano, operazione legittima, esiste una clausola che consente alla squadra principale di Lodi di giocare alla “Dossenina”. Noi, intanto, ci siamo già riuniti come società e abbiamo preso alcune decisioni tecniche. Speriamo che i tempi si accorcino, perché tutto quello che potevamo fare è stato fatto e Barbati ha sostenuto costi importanti in questo mese. Abbiamo anche contatti con due gruppi imprenditoriali rilevanti, non lodigiani, interessati a entrare nel progetto. Se dovessimo anche chiudere le operazioni dopo la scadenza del bando (30 giugno) non cambierebbe nulla, nel caso in cui il Fanfulla tornasse a noi. L’auspicio è che la Federazione intervenga al più presto“.

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