Tra memorie storiche, incontri inattesi e il fascino senza tempo dello stadio Dossenina
Chi visita Lodi non può tralasciare una tappa allo storico stadio cittadino, “la Dossenina” inserito nel percorso tra le bellezze e i simboli del centro urbano. Fondato agli inizi degli anni Ventuno sull’aia di una vecchia cascina locale, l’impianto conserva una suggestione paragonabile a quella dello stadio Appiani di Padova.
Proprio nel contesto padovano degli anni Trenta si colloca il ricordo dell’arrivo del celebre poeta Umberto Saba insieme alla figlia, appassionata di football. In una fredda giornata invernale, i tifosi locali accolsero la giovane ospite con un caloroso omaggio floreale raccolto vicino al terreno di gioco. Un episodio di altri tempi che richiama l’atmosfera autentica e intima dello sport di una volta, capace di unire le persone intorno alla passione per i propri colori al termine della sfida.
Come riporta Il Cittadino,
“Pochi raccolti nello stadio muto, parlavano di ieri e del domani. A quando si stringevano le mani. Nel campo cantava la partita. Le maglie bianconere una bandiera, scialbe le altre, quasi inosservate. E quando il sole calò sulle vetrate grigie dell’hotel vicino, si fece freddo il sole di febbraio. I pochi raccolti nello stadio muto, gridavano Fanfulla in un solo coro. Qualcuno dei più vecchi era seduto, faceva delle mani un caldo imbuto. Si strinsero tutti più vicini, come raccolti in tabarri lisi. Tre volte trillò l’arbitro la fine, come a dire che altro era finito. Quel che contava non era la partita. Pareva che il cielo fatto scuro un po’ di loro si portasse via, un altro giorno avaro della vita”.
