Il ricordo del leggendario “back-to-back” tricolore tra il 2017 e il 2018 traccia la strada per ritrovare il killer-instinct perduto
Lodi è una terra che vive di pane e hockey su pista. Quando si parla di Amatori Wasken Lodi, il pensiero dei tifosi del PalaCastellotti corre inevitabilmente alle stagioni 2016/2017 e 2017/2018: il biennio in cui i giallorossi hanno letteralmente dominato l’hockey italiano, cucendosi sul petto due scudetti consecutivi rimasti scolpiti nella storia del club.
Nel 2017, sotto la guida tecnica di Nuno Resende, Lodi spezzò un digiuno tricolore che durava da ben 36 anni, superando il Forte dei Marmi in una drammatica gara-5 di finale decisa ai tiri di rigore. L’anno successivo, nel 2018, arrivò il clamoroso bis: una squadra matura, conscia della propria forza, capace di ripetersi contro lo stesso rivale fortemarmino. Quel gruppo univa la solidità monumentale di capitan Domenico Illuzzi, il talento purissimo di elementi come Giulio Cocco e la freddezza sotto porta di bomber implacabili. C’era un’alchimia perfetta tra una difesa imperforabile e la capacità di azzannare la partita nei momenti decisivi.
Cosa manca all’Amatori attuale?
Il confronto con il presente evidenzia un particolare divario, non si parla di tecnica, ma di aspetto strutturale e mentale. Per tornare a dominare la Serie A1, al Lodi di oggi mancano due fattori chiave:
Il “Killer Instinct” nelle partite decisive: le corazzate del biennio scudettato non tremavano nei momenti di massima pressione. Oggi la squadra esprime spesso un ottimo hockey corale, ma tende a disunirsi o a peccare di cinismo quando la pallina scotta e le gare si decidono sui dettagli.
Un terminale offensivo da 40+ gol: Manca quel bomber che nei momenti opportuni è sempre pronto a capitalizzare le occasioni. Purtroppo in questa ultima annata sia Nadini sia Faccin hanno deluso le aspettative ma con il ritorno di Najera possono tornare a brillare.
In conclusione
Il calore del Pala Castellotti è rimasto intatto, ma per cucirsi nuovamente lo scudetto sul petto, l’Amatori dovrà ritrovare quella ferocia agonistica e quella profondità che resero la squadra del 2016-2018 una macchina semplicemente perfetta.
