24 Giugno 2026
Pala Castellotti

Da Alan Karam ad Ariel Brescia: storie di fuoriclasse che hanno riacceso la passione dell’hockey pista lodigiano

Ci sono stagioni che rimangono scolpite nella memoria di una piazza non solo per i trofei sollevati, ma per le emozioni elettriche che si respiravano sui gradoni. Per l’hockey su pista a Lodi, la seconda metà degli anni duemila ha rappresentato un vero e proprio Rinascimento. Dopo anni complessi, il Pala Castellotti è tornato a essere una bolgia infernale, un tempio della passione giallorossa. E se la scintilla è scoccata, gran parte del merito va a un duo che sembrava nato per completarsi: il brasiliano Alan Karam e l’argentino Ariel Brescia.

Insieme, hanno dato vita a un binomio spettacolare, una miscela perfetta di estro carioca e spietatezza riplatense. Quando la fantasia e il gol parlavano sudamericano, a Lodi tutto diventava possibile.

Alan Karam: Il poeta del bastone magico

Arrivato a Lodi sotto la guida tecnica e carismatica di Roberto Crudeli, Alan Karam non era semplicemente un giocatore di hockey; era un artista sui pattini. Nato a San Paolo, Karam portava in pista la stessa filosofia del futebol bailado: baricentro basso, finte di corpo fulminee, un controllo di pallina che rasentava la stregoneria e una visione di gioco che anticipava di due tempi le mosse dei difensori avversari.

A Lodi, Karam è stato l’anello di congiunzione tra il centrocampo e l’attacco, l’uomo capace di inventare l’assist impossibile o di spaccare in due le partite con un dribbling nello stretto. Il suo legame con l’Amatori è stato profondo e vincente: è stato tra i protagonisti della conquista della Coppa di Lega nel 2010, un trofeo che ha ridato gioia a una tifoseria affamata di successi. Memorabili restano le sue prestazioni nelle grandi sfide europee e in quelle finali di Supercoppa del 2008 contro i “Galattici” del Follonica, dove il brasiliano firmò un gol leggendario nella gara d’andata, costringendo i rivali ai supplementari.

Ariel Brescia: la sentenza del gol

Se Karam era la poesia, la preparazione, il ricamo, Ariel Brescia era la prosa più spietata: il gol. Argentino di San Juan, terra di hockey e di passioni viscerali, Brescia incarnava alla perfezione il prototipo del bomber d’area di rigore. Rapace, fisico, dotato di un tiro di prima intenzione che non lasciava scampo ai portieri e di un senso della posizione fuori dal comune.

La stagione 2006-2007 è entrata di diritto nel mito del club: Brescia mise a segno ben 51 reti in Serie A1, laureandosi capocannoniere e facendo letteralmente impazzire la curva giallorossa. Ogni volta che la pallina transitava nei pressi dell’area di rigore avversaria, il Pala Castellotti tratteneva il respiro, consapevole che Ariel avrebbe trovato il modo di scaraventarla in rete. Le sue esultanze rabbiose, la sua grinta e le sue triplette nei caldissimi derby contro il Valdagno o il Novara lo hanno reso un idolo eterno.

Il Tridente delle Meraviglie e un’Eredità Immortale

Il punto più alto di quella gestione fu probabilmente la nascita di un tridente offensivo da brividi, completato proprio dall’allenatore-giocatore Roberto Crudeli. In quel sistema di gioco, i ruoli erano spartiti con precisione chirurgica: Crudeli dettava i tempi e l’ordine tattico, Karam seminava il panico saltando l’uomo e creando superiorità numerica, e Brescia raccoglieva l’invito per battere a rete.

Quel Lodi non aveva forse la rosa infinita delle corazzate venete o toscane dell’epoca, ma sopperiva con un cuore immenso e una qualità tecnica stellare. Ha sfiorato scudetti, ha accarezzato la Supercoppa e ha riabituato una città intera a riempire il palazzetto ogni sabato sera.

Oggi l’Amatori Lodi è una società che lotta nelle posizioni di alta classifica ma le fondamenta di questa mentalità vincente sono state gettate anche grazie alle magie di quel binomio sudamericano. Ancora oggi, quando al Pala Castellotti si accendono i riflettori e un attaccante tenta un dribbling impossibile o scarica un missile sotto la traversa, i tifosi più nostalgici non possono fare a meno di sorridere, ripensando a quando la fantasia si chiamava Alan e il gol si chiamava Ariel.

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