Foto di Roberta Mirabile - Lorenzo Giovannetti
Si conclude la stagione 2025/26 per l’Amatori Lodi ed è tempo di bilanci: ai nostri microfoni in esclusiva Lorenzo Giovannetti
La BCC Centropadana Amatori Lodi chiude la stagione in semifinale scudetto [sconfitta per 3-2 contro l’Ubroker Bassano]. Ai nostri microfoni, dopo il Presidente giallorosso Gianni Blanchetti, è intervenuto, in esclusiva, Lorenzo Giovannetti, giocatore della squadra lodigiana. Ecco l’intervista integrale.
Il bilancio stagionale.
“È stata una montagna russa: siamo partiti ad inizio stagione con molti cambi in squadra, tanti asset da bilanciare e finché non abbiamo trovato quell’equilibrio è stato un andamento di alti e bassi. Dopo abbiamo migliorato la difesa, da novembre in poi; ci è mancato qualcosa davanti, è stato difficile buttarla dentro alla prima occasione. Ma va fatto un plauso a tutti per la stagione fatta: abbiamo dimostrato il valore che siamo, nulla a che fare con la squadra che era durante la stagione“.
Cosa ti lascia Lodi a livello sportivo e personale.
“A livello sportivo mi ha lasciato tanto, giocare tante partite a così alto livello non ero ancora abituato. Venivo da Forte dei Marmi in cui ero ottavo/sesto. Qua invece è una piazza importante e ti cambia, ti lascia tante cose. A livello personale mi lascia tanto, un’esperienza fuori casa che mi ha cambiato. Quando ero a Forte ho chiamato Gigio per chiedergli se ci fosse posto e fino all’ultimo non sapevo. Sono entrato in punta di piedi in questa società, mi sono trovato bene fin dall’inizio; eravamo un gruppo giovane ma che dimostrava voglia. Questa è la cosa che mi porterò sempre dentro: qua l’appoggio dei tifosi è qualcosa in più, non penso solo in Italia ma anche in tutta Europa. Andare in Portogallo e trovarsi 100 tifosi al giovedì sera non è solo tifo ma è passione”.
Il ricordo più bello.
“Sono tanti questi momenti, sia in pista che fuori. In particolare non saprei, sicuramente tutte le vittorie e gli obiettivi che abbiamo raggiunto. È sempre stata una soddisfazione personale e di squadra. Una cosa mia: io gioco sempre prima per me stesso e poi per la squadra. Se non stavo bene, non potevo dare il 100% alla squadra e in queste situazioni mi sono trovato spesso, mi sono trovato combattuto con me stesso, se non ci sono ma voglio dare il mio apporto alla squadra anche dalla panchina”.
Un rimorso.
“Portare un trofeo qua a Lodi: abbiamo avuto tante possibilità e finali e tutte le volte con la medaglia di argento al collo. Non sempre per demerito nostro ma anche per merito degli altri. Un trofeo qui a Lodi sarebbe stato un bel sogno“.
Un voto alla stagione.
“Quest’anno è stata dura, sia fuori che dentro la pista. Gli anni passati scivolava tutto meglio, forse sono stato condizionato anche dalla decisione di andare via. Forse sono tanto autocritico con me stesso ma dico 6/6.5″.
Che atmosfera ti aspetti nella tua nuova avventura?
“Diversa da qua sicuramente, per gli obiettivi. Vado giù con il lavoro e l’hockey in secondo piano, ti cambia le cose. Qua era dedizione e hockey, è tutta un’altra visione. Penso però ci sia una buona base, dalla società all’allenatore. Hanno raggiunto gli obiettivi che si erano imposti, quello di crescere di anno in anno, come hanno fatto quando avevo 14 anni con gli scudetti vinti. Spero di essere stato protagonista in questi anni e di portare tutta la mia esperienza ai ragazzi in futuro“.
Con chi hai legato di più qua a Lodi? Ci racconti un aneddoto?
“Sicuramente con Morgan Antonioni per il discorso che si è amici da una vita e si viveva insieme. Poi negli anni ho conosciuto tanti ragazzi fantastici: Barbieri, Fantozzi, Grimalt, Najera, Fernandes, Borgo… Ho legato con tutti e nessuno è al di sotto di altri. Se scelgo uno dico Morgan, per me è come un fratello come ha detto anche lui. Un aneddoto può essere che passavo l’aspirapolvere il giorno della partita, per scaramanzia, o mangiare le stesse cose come pasta al pesto, hamburger, pomodori. Lui andava a fare la spesa, io davo una pulita a casa“.
Un cibo che porteresti da Lodi a Forte e viceversa.
“Tanti mi direbbero la raspadura ma non essendo amante di formaggi non so dire come sia. Un altro cibo posso dire la tortionata. Al contrario, è più difficile: ti dico, qua a Lodi mancherebbe il pane arabo, una bella focaccia farcita, i tordelli versiliesi“.
Il soprannome “Giova Beach Party”.
“Non me lo sono mai chiesto perché Stefano Blanchetti da i soprannomi. Nell’estate in cui sono arrivato qua c’era il tour di Jovanotti nelle spiagge e quindi magari gli è venuta un po’ così dal cuore. Tra l’altro quell’estate lì sono andato a fare il bagnino a Viareggio per il tour“.
Sulle finali Under 11.
“Le finali sono sempre una bella vetrina per tutte le categorie. Aver riportato una finale giovanile qui a Lodi dove il settore giovanile fatica a crescere è importante. Dico questa cosa e me ne prendo le responsabilità: bisogna seguire di più i ragazzi perchè alla fine il futuro sono loro e quindi faccio questo annuncio personale a nome mio rispetto alla società, di dedicare un minuto al giorno a pensare a questi ragazzi che poi alla fine dell’anno sono tanti minuti. Durante l’anno ho aiutato Gigi, l’allenatore dell’U11: ora alleno l’U13 li faccio crescere per far vedere una visione diversa dell’hockey, così vedono un ragazzo che gioca in Serie A e quindi sono più propensi e attratti. Settimana scorsa mi sono incontrato con Gigi e abbiamo tirato le linee, se sono cresciuti o meno. Entrambi abbiamo detto le stesse cose e quindi penso che abbiamo lavorato bene. Un grosso in bocca al lupo per queste finali: so che ci sono delle squadre più attrezzate, ma sono partite secche dove giocano molto le emozioni e quindi non si sa mai come va a finire“.
Un messaggio ai tifosi lodigiani: in caso di gol esulterai?
“No, almeno alla prima partita qui a Lodi. Come ho fatto anche con il Forte, non penso sia una mancanza di rispetto nei confronti del tifo ma indossando altri colori devi onorare quelli che hai addosso. Ai tifosi lodigiani dico “wow”, sono rimasto colpito: anche quando venivo da avversario si sentiva la loro impronta, loro ci sono sempre. Nelle partite piene di emozioni e non, nei momenti difficili sono lì che tirano la corda. Ma questo è essere sportivi, con insulti e complimenti. Ringrazio la curva che c’è sempre stata anche nei momenti più difficili, o come nelle trasferte come ho detto prima: a Giovinazzo come in Europa. Siamo andati a fare il playoff per andare in Champions e loro sono andati avanti e indietro con le macchine nonostante il giorno dopo dovevano andare a lavorare. Un tifo così non si vede spesso“.
Quanto ti ha dato Bresciani?
“Mi ha dato tanto: lo conosco fin da ragazzo visto che lui è di Forte dei Marmi. Mi ha voluto, dovevo venire al posto di Antonioni l’anno prima ma per scelta mia gli ho detto di no perché non me la sentivo ancora di fare il passo. In quello successivo, ho fatto in modo che ci fossi ed è stato anche lui a mettermi nel settore giovanile. Prima voleva che capissi la piazza, ma avevo bisogno di qualcosa che mi riempisse le giornate. Lo ringrazio perchè ha sempre creduto in ognuno di noi. Più volte ci siamo messi l’uno contro l’altro, non per volerci male ma per crescere, quindi anche tutte le litigate che ci siamo fatti in pista e nello spogliatoio è servito a crescere noi e il gruppo“.
Chi vince lo scudetto?
“Non saprei, anche quando prima dei playoff ci dicevano chi preferivamo tra le due non so esprimermi. Sono due squadre completamente diverse, saranno delle belle finali che daranno spettacolo”.
Si ringrazia Lorenzo Giovannetti e la società BCC Centropadana Amatori Lodi per la disponibilità.
Intervista a cura di Luca Maninetti e Giulia Mazzoleni.
