3 Luglio 2026
Amatori Lodi U11

Foto di Alberto Vanelli - Amatori Lodi U11

Per Elia Cinquini, il futuro dell’hockey italiano dipende da un cambiamento culturale e strutturale che metta davvero al centro lo sport e i giovani

Se sul campo l’Italia continua a produrre talenti, il futuro dell’hockey passa inevitabilmente dalla crescita dei settori giovanili: per Elia Cinquini, però, il nodo va ben oltre il semplice ricambio generazionale. Il problema è strutturale e riguarda il modo in cui lo sport viene valorizzato nel nostro Paese. Un confronto con i modelli esteri, in particolare quello statunitense, mette in luce le difficoltà di un sistema che fatica a sostenere i giovani atleti e, di conseguenza, ad alimentare il bacino da cui nasceranno i campioni di domani.

Le sue dichiarazioni

Da giocatore esperto, come vedi lo stato di salute dei settori giovanili in Italia? C’è abbastanza ricambio generazionale per il futuro della Nazionale?

Secondo me è un problema più grande: in America ci sono i college, dove ti danno la borsa di studio se sei bravo. Qua in Italia siamo indietro anni luce. Eccelliamo in tante discipline, ma lo sport è fine a se stesso, c’è una cultura ma non è riconosciuta a livello statale. Poi, l’hockey è già di per sè l’ultima ruota del carro. Questa cosa la si vede anche solo nel calcio, ne è il riflesso. In Spagna e Portogallo c’è pieno di bambini: è normale che c’è più probabilità che vengano fuori dei campioni”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *