Joao Pinto racconta il suo passaggio da giocatore ad allenatore, sottolineando l’influenza determinante di maestri come Nuno Resende nella costruzione della sua filosofia di gioco in Italia
Un passaggio di consegne naturale, maturato sulla pista con la stessa determinazione ed eleganza con cui per anni ha incantato i tifosi di tutta Europa. Joao Pinto rappresenta perfettamente la figura del moderno leader di spogliatoio capace di trasformarsi in guida tattica di riferimento.
Nella terza parte della sua lunga intervista rilasciata a ZeroZero, il tecnico del Trissino ha ripercorso le tappe fondamentali della sua maturazione in panchina, evidenziando il valore strategico dei maestri incontrati durante la sua gloriosa carriera da atleta.
L’impronta della scuola portoghese: Resende e Silva
Alla base della filosofia di gioco che Pinto sta improntando nel suo Trissino c’è un bagaglio di esperienze condiviso con figure di spicco del panorama internazionale dell’hockey su pista. Su tutte, spiccano quelle di Sérgio Silva e Nuno Resende. Parlando in particolare di Nuno Resende (tecnico che ha lasciato un segno profondo anche nel campionato italiano prima di affermarsi ai vertici europei), l’allenatore del Trissino ha espresso profonda gratitudine per l’ispirazione ricevuta.
Le sue dichiarazioni
“Il percorso fatto con Sérgio Silva e Nuno Resende è stato molto importante per il lavoro che svolgo oggi in Italia. Sono stato giocatore di Nuno Resende e naturalmente ho seguito molte delle sue idee e della sua filosofia. Ha aperto molte porte a me e a tutti gli allenatori”.
