9 Luglio 2026
Ariel Brescia

Ariel Brescia racconta il legame speciale nato con Lodi, una piazza che lo ha trasformato da avversario temuto a idolo del PalaCastellotti

Per Ariel Brescia, Lodi non è stata soltanto una tappa della carriera, ma il luogo in cui è nato un legame destinato a lasciare il segno. Arrivato in una piazza inizialmente diffidente nei confronti di un avversario che aveva spesso fatto male ai colori giallorossi, l’argentino conquistò il PalaCastellotti a suon di gol, diventando in breve tempo uno dei beniamini della tifoseria. Ripercorrendo quei primi giorni, racconta come riuscì a trasformare gli insulti in applausi e perché Lodi rappresenti ancora oggi una delle piazze più speciali dell’hockey su pista.

Le sue dichiarazioni

A Lodi sei diventato un idolo indiscusso del PalaCastellotti. Cosa rendeva (e rende tuttora) la piazza di Lodi così speciale per un giocatore di hockey?

“Prima di andare a Lodi ero a Vercelli e quando sono andato a Lodi in quell’anno era retrocesso in A2. Avevano fatto una squadra per l’A2 e poi siamo saliti in A1 dove abbiamo fatto bene. Mister e presidente mi sono venuti a cercare a Vercelli. Di Lodi mi piaceva la piazza: i tifosi mi insultavano perchè segnavo sempre. La mia compagna in quel momento mi diceva di non andare, ma io ero convinto di cambiare l’idea della gente segnando. Quando abbiamo fatto la presentazione, un tifoso mi ha chiesto quanti gol avrei fatto e io gli ho detto che avrei fatto il meglio e così ho iniziato a segnare a raffica”.

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