Tra le strade di San Juan, capitale mondiale dell’hockey su pista, Ariel Brescia è cresciuto con i pattini ai piedi, trasformando una passione di famiglia in una vita dedicata a questo sport
C’è un luogo dove l’hockey su pista non è semplicemente uno sport, ma una parte dell’identità collettiva: quel luogo è San Juan, in Argentina, considerata la capitale mondiale della disciplina. È lì che Ariel Brescia è cresciuto, respirando hockey fin dai primi passi, grazie alla passione trasmessa dal padre e alla fortuna di vivere a pochi metri da una delle società più prestigiose della città, fucina di grandi campioni. Un percorso iniziato quasi per caso, tra qualche lacrima da bambino e l’incontro con chi avrebbe acceso definitivamente la scintilla di una carriera destinata a lasciare il segno.
Le sue dichiarazioni
Sei nato e cresciuto hockeisticamente a San Juan, la culla mondiale dell’hockey su pista. Che atmosfera si respirava da bambino e come è nata la tua passione per i pattini?
“La mia passione è nata per mio papà appassionato di hockey, è stato giocatore anche lui. Abitavo vicino alla squadra di Concepción, dove sono cresciuti Carlos Coria, Mario Aguero, Carlos Moreta. Abitavo a 100 metri. Io avevo 3/4 anni e mi ha portato a pattinare nonostante piangessi. Carlos Coria faceva l’allenatore, mi ha preso e spiegato le cose, io mi tranqullizzai e ho iniziato a giocare”.
