Tra il trasferimento a Settala, il disinteresse dei supporter e i vincoli burocratici della FIGC, il futuro del calcio bianconero resta un enigma
Il legame tra i sostenitori lodigiani e il Fanfulla si è ormai completamente incrinato. A seguito dello spostamento della sede delle attività nel Milanese, a Settala, e di un prolungato silenzio da parte della proprietà coordinata dalla famiglia Tufo, la frangia più calda del tifo ha deciso di prendere nettamente le distanze. I supporter ritengono che la compagine attuale non rappresenti più la tradizione e la storia del club.
La reazione del pubblico si preannuncia drastica: pochi saranno disposti ad affrontare la trasferta di circa trenta chilometri per seguire la squadra, proseguendo sulla scia del calo di presenze già registrato allo stadio Dossenina durante la scorsa annata.
Sul fronte delle alternative, l’ipotesi di rilevare un titolo sportivo di Prima Categoria per riportare immediatamente il calcio a Lodi si scontra con tempi estremamente ristretti e con le norme regolamentari della Federcalcio, che prevedevano scadenze inderogabili per il cambio di nome della società già a inizio luglio. Di conseguenza, qualunque progetto di rilancio del Fanfulla nella sua città d’origine dovrà rimanere bloccato per almeno una stagione. Lo riporta Il Cittadino.
