Due giornate di squalifica all’attaccante del Codogno Moustapha Faye per una reazione a fine gara a un insulto razzista, contro una multa di soli 155 euro al Carpenedolo per la presenza di persone non in distinta
Il giudice sportivo si è espresso in merito ai fatti accaduti domenica al “Mundial 82” di Carpenedolo. Al termine della gara, mentre le squadre si trovavano a centrocampo, Moustapha Faye — attaccante ventenne del Codogno di origini senegalesi — è stato bersagliato da un insulto razzista proveniente da un tesserato del club locale, entrato sul terreno di gioco sebbene non inserito nella distinta consegnata all’arbitro.
Evidentemente stizzito, il giocatore ha reagito in modo veemente ed è stato trattenuto dai compagni, mentre il direttore di gara ha estratto il cartellino rosso sanzionando il calciatore. Il bilancio del giudice sportivo prevede due giornate di squalifica a Faye per “condotta antisportiva dopo il termine della gara” e appena 155 euro di ammenda al Carpenedolo Bsv Garda, sanzionato unicamente “per aver permesso l’accesso al campo a persone non in distinta”, senza alcun accenno o riferimento alle offese di matrice razzista nel comunicato del comitato regionale lombardo della Figc Lnd.
Le conseguenze per la squadra e gli interrogativi sulla giustizia sportiva
La disparità delle sanzioni lascia più di una perplessità: l’attaccante del Codogno salterà due partite, lasciando mister Maurizio Tassi senza il proprio giocatore per la sfida di domenica del Codogno al “F.lli Molinari” contro il Breno. A fronte di un comportamento razzista e di un’offesa pesante, la sanzione economica per il club bresciano appare limitata, basata esclusivamente sul semplice referto arbitrale.
La società codognese, interpellata per un commento, ha preferito non rilasciare dichiarazioni nell’immediato, rimandando a un comunicato che verrà pubblicato sui propri canali social. La vicenda solleva interrogativi profondi: se da un lato è chiaro che le condotte aggressive non possono diventare risposta alle provocazioni e che il campo deve restare un luogo in cui le regole valgono per tutti, dall’altro appare evidente la necessità che gli insulti razzisti vengano accertati e sanzionati con la dovuta serietà, evitando che l’attenzione si concentri esclusivamente sulla reazione della persona offesa.
