Fra la retrocessione in Promozione, l’esilio forzato a Settala, le iniziative di ricostruzione societaria e l’allontanamento della tifoseria
Il Fanfulla si ritrova ad attraversare uno dei periodi più complessi e dolorosi di oltre un secolo di storia. Chiusa l’amara parentesi dell’ultima stagione con la retrocessione diretta dall’Eccellenza, la squadra bianconera è ora chiamata a resettare tutto e ripartire dal campionato di Promozione.
A rendere lo scenario ancora più delicato è il fattore identitario e logistico: per la prima volta nella sua storia, il Fanfulla disputerà le proprie gare casalinghe lontano da Lodi. La mancata partecipazione al bando di gestione per lo stadio “Dossenina” ha costretto il club a trovare una sistemazione alternativa, ufficializzata a metà estate sul campo del Settala. Una ferita aperta per i tifosi e per tutta la comunità locale, legata a doppio filo a un impianto simbolo del calcio cittadino.
Nonostante la distanza fisica e le difficoltà organizzative, in queste ultime settimane di preparazione estiva sono emerse le prime linee guida per la rinascita. L’obiettivo immediato della dirigenza non riguarda solo i risultati del campo, ma il ripristino di un dialogo solido con la città e l’investimento prioritario nel settore giovanile.
Il mese di settembre apre una stagione di sofferenza e rifondazione: la sfida sul rettangolo di gioco sarà provare a conquistare subito le posizioni di vertice per risalire la china, mentre fuori dal campo la priorità resterà quella di ricucire il rapporto con i sostenitori e ritrovare al più presto una casa a Lodi.
