17 Agosto 2026
Jordi Mendez

Jordi Mendez, ex Amatori Lodi ora in forza al Trissino, si racconta in esclusiva ai nostri microfoni. Di seguito riportiamo le sue parole

Nella lunga intervista rilasciata in esclusiva ai nostri microfoni di tuttolodi.it, Jordi Mendez ci racconta aneddoti, sensazioni, gioie, dolori, punti di vista circa la sua carriera da giocatore. Di seguito riportiamo le sue dichiarazioni.

L’intervista completa

Qual è stata la motivazione principale che ti ha spinto a scegliere Trissino dopo la tua fondamentale esperienza a Lodi?

Quando mi ha chiamato il trissino a novembre/dicembre, il direttore sportivo mi ha fatto un’ottima proposta. L’anno in cui sono andato via da Lodi non c’era una squadra forte come quelle in cui giocavo allora ho deciso di scegliere Trissino”.

Che ricordi porti nel cuore degli anni vissuti al Pala Castellotti e del legame con la tifoseria giallorossa?

“Lodi è la squadra che quando ero a Igualada ha creduto in me, mi hanno portato in Italia e da lì mi hanno fatto realizzare i miei sogni; Scudetto, Coppa… è sempre bello giocare là”.

Come descriveresti le differenze di ambiente e di pressione tra una piazza passionale come Lodi e una realtà vincente come Trissino?

Il Trissino è una società che punta sempre a vincere e fa la differenza. Nel mondo dello sport se si vuole vincere bisogna investire in giocatori e a Trissino la mentalità è questa. Abbiamo vinto tanti trofei a livello nazionale”.

Qual è stata la partita contro il Lodi da “ex” che ti ha fatto provare le emozioni più forti?

“Giocando con il Lodi ricordo la partita finale scudetto a Forte dei Marmi: potevamo chiudere in casa ma abbiamo perso e poi invece a Forte siamo stati umili, sapevamo che erano più forti ma noi stavamo bene. Al ritorno ci hanno aspettato tutti i tifosi al casello. Da avversario, la prima che ho giocato contro il Lodi al PalaCastellotti”.

Quali sono i tuoi obiettivi personali per questa stagione in maglia bluceleste?

“Vincere la Champions è difficile, quest’anno con la squadra che abbiamo giocare sarà difficile ma, se siamo tutti compatti, perchè non crederci. Quest’anno non sarà un obiettivo rispetto la scorsa stagione ma ci proveremo, daremo il meglio e fino a dove arriviamo”.

Come si trasforma la mentalità di un giocatore quando entra in una rosa strutturata per vincere ogni competizione come quella del Trissino?

Quando arrivi in una squadra che è anni che vince, deve venire con mentalità di aiutare la squadra con ogni modo perchè il livello deve rimanere quello, la colonna vertebrale rimane e devono quindi portare gruppo, portare quello che c’era con chi è andato via”.

Questo Trissino può essere paragonato a quell’imbattibile Follonica?

È difficile perché l’hockey è cambiato molto, quel Follonica era una squadra che prendeva i migliori giocatori. Penso che per vincere la Champions per una italiana deve andarti tutto bene perchè ci sono sempre le insidie portoghesi. Noi stiamo dimostrando che fino ad ora le altre squadre fanno fatica ad affrontarci, però non so questa cosa quanto potrà ancora durare”.

Chi vedi come favorito per lo scudetto?

“Penso che in Italia in un playoff con i palazzetti pieni, fortunatamente ci sono ancora, è facile dire il Trissino è favorito e deve vincere. Ha sì una squadra molto forte con giocatori che si conoscono da anni, ma poi non è facile andare a Lodi, Bassano e vincere perchè anche gli altri si rinforzano. Lodi quest’anno si è rinforzato e porterà ancora più gente al palazzetto. Il campionato è equilibrato: Trissino favorito perché è anni che vince ma nulla è scontato”.

C’è stato un compagno di squadra a Lodi che ti ha aiutato particolarmente nell’inserimento all’interno del gruppo?

“A Lodi direi due: sono grandi amici miei Grimalt e Torner, due ragazzi che parlano spagnolo come me visto che non parlavo italiano al mio arrivo. Mi coinvolgevano dentro e fuori la pista, mi hanno dato tanti consigli: Enric sugli schemi, Vale come far male ai portieri avversari. Oggi mi sento ancora spesso con loro”.

Dal punto di vista tattico, quali sono le principali differenze tra Enric Torner e Giulio Cocco?

“Sono due giocatori diversi: Torner più da assist, vede spazi che nessuno vede; Cocco finta l’uomo e te la mette sul primo palo, riesce meglio nei numeri. Sono diversi, non paragonabili”.

Qual è la tua routine o la tua preparazione mentale prima delle partite decisive di Champions League o dei playoff?

Mi sveglio verso le 9/9.30, colazione con caffè e avocado toast e prosciutto e alle 10.30/11 in palestra per attivazione muscoli per pre partita. Poi pranzo con pasta al pomodoro e petto di pollo, ormai da anni. Riposo, doccia, merenda con frutta secca e frutta, poi prima di partire verso il palazzetto, mi guardo i video che ci mandano per la partita. Alle 18.30 o in base all’orario della partita mi preparo ad andare al palazzetto”.

Come giudichi il livello della Serie A1 italiana rispetto agli altri campionati europei in cui hai giocato o che segui?

“In Spagna mi dicono che è sotto i campionati portoghese e lo spagnolo; in Champions si gioca contro tante spagnole eppure il Trissino ha vinto contro di loro. Igualada, la Coruña, Reus.. io guardo sempre i dati: la gente dice che l’Italia è un gradino sotto ma se guardo la squadra si è perso poco. Vorrei vederci in un campionato straniero e vedere fino a dove si arriva”.

Qual è stata la vittoria più emozionante che hai conquistato finora nella tua carriera da professionista?

“Ho avuto la fortuna di vincere tanto, direi che la vittoria più emozionante sia stata ogni finale scudetto vinta: è sempre bello vincerlo. La più emozionante la Coppa intercontinentale con il Trissino a Valongo, è stato il primo titolo europeo, vincere ai rigori da loro”.

Tra tutti i portieri affrontati in Italia, chi ti ha messo più in difficoltà in pista?

“Portieri ti dico Grimalt perchè ci conoscevamo bene, dico anche Gnata al Forte. A livello europeo Sergi Fernandes. Ognuno di loro se è in giornata ti mette in difficoltà”.

Come gestisci la pressione nei momenti chiave di una gara, ad esempio sui tiri diretti o sui rigori?

“A oggi sento di avere poca pressione perchè penso che ho fatto un percorso straordinario. Quando c’è un rigore vado sereno a tirarlo, ovvio ci sta un po’ di tensione ma per me la pressione è altro, cose più serie, come avere i soldi per mangiare o per pagare l’affitto”.

Quanto è cambiato il tuo modo di giocare rispetto a quando eri agli esordi nel settore giovanile in Spagna?

“È cambiato molto: prima ero un attaccante puro. Non sapevo cosa volesse dire difendere. Oggi sono più concreto che cerca di fare tutto e non solo gol. Aiutare la squadra in tutto, se un giorno non segni aiuta a difendere e fare assist”.

Qual è il consiglio più prezioso che un allenatore ti ha dato e che ti porta ancora dietro in campo?

“Di consigli me ne hanno dati molti ma chi mi ha consigliato di più è stato Joao Pinto. Sempre consigli di tattica, meglio queto rispetto che altro, lui invece mi ha dato la mentalità a Trissino e la voglia di vincere, questo è ciò che più mi porto dentro, voglia di crescere e dimostrare”.

Che tipo di rapporto si crea tra i giocatori stranieri che condividono l’esperienza del campionato italiano lontano da casa?

“Fondamentale avere gente per fare le cose quotidiane, nelle squadre in cui sono stato tutti si sono sempre ben amalgamati, italiani e stranieri. Qua a Trissino ad esempio ho più rapporto con gli italiani”.

Che pensiero hai su Bresciani?

“Gigio per me è stato fondamentale dal primo allenamento, ho visto che era un grande allenatore. Mi ha dato tantissima fiducia, ho un bellissimo rapporto, è speciale: è stata la prima telefonata che ho ricevuto da Lodi per portarmi lì”.

Credi che con l’aggiunta di Najera il Lodi possa iscriversi alla lotta scudetto?

“Sicuramente Pablo è un giocatore molto forte a fare il suo ruolo, anche in Spagna ha fatto una buona stagione. Spero che arrivi in Italia di nuovo con la mentalità che aveva, le squadre ogni anno che passa ti conoscono di più: i video aiutano”.

Se fossi il direttore sportivo del Trissino, avresti lasciato partire Gavioli?

“Davide è una grave perdita ma sono contento sia andato a Barcellona. Perdiamo una pedina importante ma il Trissino ha voluto fare un investimento sui giovani in Italia. Per quello che ho vissuto io, arrivare qua è diverso, dal primo giorno devi dimostrare, è diverso ad esempio Lodi. Sono tutti ben accolti ma bisogna vincere sin da subito”.

Quali sono le tue ambizioni a lungo termine con la Nazionale spagnola?

“Come dico sempre alla stampa spagnola, ogni anno lavoro per almeno provare ad essere nei 12/13 selezionati. Da anni cerco di raggiungerla, per il momento ancora non è arrivato anche se sono andato a fare allenamenti. Si feve continuare a lavorare e vincere, in Champions soprattutto che vieni visto di più e sperare che un giorno arrivi la chiamata”.

Fuori dalla pista e dagli allenamenti, come ti piace trascorrere il tuo tempo libero in Veneto?

“Sono uno che durante la stagione è tranquillo, mi piace passare il tempo con la mia ragazza, i miei compagni con cui ho più rapporto, cose tranquille perchè la stagione è molto impegnativa, passo molto tempo fuori casa. Mi piace passare il tempo con le persone a cui voglio bene, giri con amici”.

C’è una pista in Europa dove non hai ancora giocato e in cui ti piacerebbe un giorno disputare un’importante sfida europea?

Direi lo Sporting Lisbona: nelle altre ci ho giocato, quella invece è una bellissima pista. Giocarci una final eight per esempio sarebbe bello”.

Hai delle scaramanzie?

Scaramanzie una volta ne avevo tantissime, adesso c’era stata una partita che non era andata bene e allora li ho accantonati. Un esempio? Fare il caffè con una tazza e poi non andava bene, allora cambiavo ma poi ho smesso. Prima il pattino destro del sinistro; anche con i manicotti, in base alle partite si cambiava”.

In tre parole, come definiresti il Jordi Mendez atleta di oggi rispetto a quello che è arrivato per la prima volta in Italia?

Lottatore, vincente, determinato”.

Il tuo quintetto dei sogni?

Metto Zampoli in porta, con cui ho vinto tanto; poi Torner, Cocco e Galbas. Allenatore Bresciani, così ho la scusa giusta perchè mi chiami”.

Si ringrazia Jordi Mendez per la disponibilità e l’Hockey Trissino

Intervista a cura di Luca Maninetti e Giulia Mazzoleni

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