Il silenzio dei vertici societari alimenta i dubbi sull’iscrizione al torneo e sulla sede dei match, mentre i sostenitori si affidano al sarcasmo sul web
La situazione in casa Fanfulla si fa sempre più enigmatica e preoccupante. La dirigenza guidata dalla famiglia Tufo si è chiusa in un silenzio impenetrabile, lasciando senza risposta le chiamate e le richieste di chiarimento sulle motivazioni che hanno spinto il club a non partecipare alla gara pubblica per la concessione dello stadio Dossenina e del Campo Sala. Questa condotta stride fortemente con i proclami social diffusi in precedenza dai vertici bianconeri, che assicuravano di aver depositato regolarmente la documentazione richiesta dal Comune.
Oltre all’assenza di un impianto sportivo casalingo, che sta alimentando voci di corridoio su possibili e complessi trasferimenti delle attività nel Sudmilano tra Bolgiano, Mediglia e San Donato, l’incognita più grande riguarda la reale capacità del sodalizio lodigiano di regolarizzare la propria iscrizione al campionato di Promozione. Davanti a questa totale mancanza di certezze e alla prospettiva di veder svanire oltre un secolo di storia calcistica locale, la tifoseria oscilla tra lo scoramento e la reazione ironica. Sui canali digitali è infatti circolato un finto manifesto funebre dedicato alla squadra, un modo amaro scelto dalla piazza per manifestare la propria profonda preoccupazione di fronte a un futuro che appare quanto mai buio.
