Francesco De Rinaldis parla del suo passato a Lodi, ricordando l’incredibile rapporto instaurato con i tifosi giallorossi
Lodi è una città in cui l’hockey su pista è molto più che uno sport: ne è testimone Francesco De Rinaldis, il quale ha raccontato del suo rapporto con i tifosi giallorossi. In esclusiva le sue parole ai nostri microfoni.
Le sue dichiarazioni
Lodi è una capitale dell’hockey pista italiano, una piazza che vive di questo sport h24: che ricordo hai dell’esordio di fronte ai tifosi giallorossi?
“Se una parte di cuore è sarzanese, l’altra è giallorossa, ho lasciato una grande fetta di cuore a Lodi. Credo che per un giocatore di hockey, Lodi sia il massimo: il primo anno è stato di transizione, una squadra forte che era stata smantellata, era rimasto solo Domenico Illuzzi. Subentrò Citterio come nuovo presidente, eravamo tutti ragazzi giovani con tanta voglia di fare bene: nonostante il ridimensionamento, il palazzetto era pieno. L’ho sempre definito “zoccolo duro” perchè in ogni occasione c’erano sempre quelle 800/900 persone che anche se giocavi per una salvezza, erano lì come se stessi puntando allo scudetto. L’hockey è tanto moda: se porti risultato c’è gente, altrimenti no. Lodi si distingue anche in questo: c’è una base importante di persone che venivano a vederci. Ricordo un anno in cui esordimmo in trasferta a Prato e mi trovai 50/60 persone in tribuna con la maglia giallorossa nonostante la distanza. Iniziai a pensare cosa mi aspettasse allora in casa e infatti nel debutto il palazzetto era stracolmo. Sono stati anni belli: lotta per la salvezza, per scudetti, Coppe Italia vinte. Ho visto il PalaCastellotti nel suo massimo splendore”.
