Dopo Andorra, Germania e Inghilterra, arriva il pesante forfait della nazionale statunitense. Il Mondiale di hockey su pista perde pezzi e riapre il dibattito sulla sostenibilità dell’evento
Un vero e proprio terremoto si sta abbattendo sui World Skate Games e sul mondo dell’hockey su pista. Con una decisione che lascia il segno, anche gli Stati Uniti hanno ufficializzato il ritiro delle proprie due selezioni (maschile e femminile) dalla competizione iridata.
La rinuncia della delegazione americana non è purtroppo un caso isolato, ma l’ultimo tassello di una catena di defezioni che sta ridisegnando la mappa della rassegna mondiale. Prima degli USA, infatti, avevano già alzato bandiera bianca Andorra, Germania e Inghilterra.
Numeri in calo e un torneo da riorganizzare
Con l’uscita di scena degli statunitensi, il tabellone del Mondiale si riduce ulteriormente: la competizione resta ora con 36 squadre complessive, in rappresentanza di sole 17 federazioni. Numeri decisamente al ribasso per un evento che vorrebbe essere la vetrina globale della disciplina, ma che si trova ora a fare i conti con assenze di primo piano e gironi da riformulare.
La formula attuale finisce sotto accusa
L’ennesimo forfait eccellente fa suonare più di un campanello d’allarme e impone una riflessione profonda ai vertici dell’hockey mondiale. Il ritiro in serie di nazioni storiche ed emergenti riapre inevitabilmente un’urgente e seria discussione sulla formula attuale del torneo e sulla sua effettiva sostenibilità economica e logistica.
Tra costi organizzativi sempre più elevati, calendari intasati e format competitivi che spesso mettono a dura prova le federazioni minori o in via di sviluppo, la struttura del Mondiale mostra crepe non più ignorabili. La sensazione è che si sia arrivati a un punto di non ritorno: senza una riforma concreta del format, il rischio è che il prestigioso appuntamento iridato perda gradualmente appeal e partecipazione internazionale.
