10 Luglio 2026
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Andrea Fantozzi, ex Amatori Lodi ora tornato a Sarzana, si racconta in esclusiva ai nostri microfoni. Di seguito riportiamo le sue parole

Nella lunga intervista rilasciata in esclusiva ai nostri microfoni di tuttolodi.it, Andrea Fantozzi ci racconta aneddoti, sensazioni, gioie, dolori, punti di vista circa la sua carriera da giocatore. Di seguito riportiamo le sue dichiarazioni.

L’intervista completa

Che effetto ti fa essere tornato a Sarzana dopo le esperienze in giro per l’Italia?

Sarzana è un porto sicuro, vai lì e lavori come professionista perchè non ti fanno mancare niente. Quando sono andato là a giocare mi è venuto un po’ il magone perchè è stata la mia prima esperienza fuori casa, avevo 20 anni; quindi è molto emozionante sotto questo punto di vista, non vedo l’ora di dimostrare”.

Cosa ti aspetti sia cambiato nel club e nell’ambiente rispetto a quando lo avevi lasciato?

Ho avuto modo di parlare con mister Sergio Festa: mi ha rasserenato, non è cambiato in peggio, hanno inserito tanti profesisinisti esterni, è una sicurezza che in altre società non c’è”.

Che consiglio ti ha dato Festa?

Sergio mi ha parlato tanto e ci parlo volentieri perchè è una persona realistica, ti parla di obiettivi che si possono raggiungere. Mi ha spronato tanto, mi ha detto di continaure a lavorare sulla tecnica individuale, sul tiro che vede che sono i miei punti forti. È un po’ tornare a lavorare come si faceva da piccoli. Non mollare, usare la testa e non tralasciare la basi”.

Cosa ti ha convinto a scegliere di nuovo Sarzana per questa fase della tua carriera?

“È stata una scelta di cuore, ho avuto anche altre alternative: c’è stata Valdagno che è stata vicinissima, anche dopo aver firmato il contratto con il Sarzana che hanno cercato di prendermi. Però come detto prima ho scelto di cuore, è una squadra dove ti lasciano tranquillo, anche i tifosi… è una piccola Lodi”.

Che obiettivi personali e di squadra ti sei posto al rientro?

Personale è provare ad arrivare in Nazionale: ci sono arrivato vicino un paio di volte, poi per via degli infortuni non ci sono riuscito. Lo farei anche per papà che c’è stato per 10 anni di seguito, sarebbe un orgoglio personale. A livello di squadra voglio obiettivi tangibili e concreti, non i soliti “hanno fatto bene ma”.

A Follonica hai vissuto una realtà molto ambiziosa: cosa ti porti dietro da quell’esperienza?

“Sicuramente ho conosciuto un allenatore incredibile, Sergio Silva mi ha aiutato molto a livello umano anche al di fuori della pista. L’ho fatto per tornare vicino a mio nonno, penso si sia visto in giro per l’Italia. Mi porto un altro ostacolo superato che mi da orgoglio dopo 2 infortuni nel giro di pochi mesi, prima a una caviglia poi all’altra. Sono stato un anno bene in famiglia”.

A Grosseto e Correggio hai trovato contesti diversi: quanto è stato importante adattarti a realtà così differenti?

“È stato importantissimo: Grosseto è stato un anno travagliato per il Covid; Correggio è la scintilla che mi ha portato al Lodi. È stato importante perchè abbiamo fatto una retrocessione tramite biscotto di due società. Eravamo un po’ tutti alla prima esperienza in A1, io ero forse l’unico più maturo per il passato a Sarzana. Abbiamo fatto bene e mi ha spinto verso le grandi società”.

L’esperienza a Lodi e Trissino, club con grande tradizione, cosa ti ha insegnato a livello di mentalità e pressione?

Lodi penso sia l’apice della pressione però è una pressione che ti aiuta a fare sempre meglio. La gente pretende però anche che ti doverta e diverta. Può anche perdere ma far divertire: una volta abbiamo perso 8-0 con il Trissino ma nonostante ciò ci hanno applaudito e tifato. Trissino invece è diverso, è una tradizione “vecchia” ma un po’ più recente, sono tornati tutti da quando vince. È una pressione più fastidiosa ma si supera”.

Cosa rende Lodi diversa dalle altre piazze importanti in cui hai giocato.

Lodi ti fa sentire un calciatore famoso: a livello personale c’è tutto il trascorso di mio papà, di come dove giocava. Sono molto legato per questo motivo, mia sorella è nata lì, è di famiglia. A livello di società ti trattano come da nessuna parte, secondo me in Portogallo e Spagna non è così”.

Quanto incide l’ambiente esterno (tifosi, città, aspettative) sulle prestazioni in campo? Che rapporto avevi con la tifoseria?

Una volta ogni tot mesi vengo su a salutarli: ci troviamo, facciamo aperitivo, è un rapporto che va al di là dello sport. Quando ero in pista ancora più bello perchè sapevano che quando segnavo mi arrampicavo sulla rete da loro. Mi ricordo che si arrabbiavano sempre perché gli altri non lo facevano”.

C’è una partita o un momento della tua carriera che ricordi come il più emozionante? In maglia giallorossa e non.

In maglia giallorossa sicuramente il gol al Barcellona: l’avevo promesso a mio papà che non veniva spesso a vedermi. Poi è stato il 250esimo gol dell’Amatori in Champions. Quel gol l’ho dedicato anche a un capo ultras che aveva saputo del fratello in ospedale”.

In Champions contro Oliverense e Barcellona hai giocato due partite strepitose: hai un ricordo particolare con la maglia dell’Amatori in quella competizione?

Fantastica, abbiamo sfiorato disastri e poi sistemati negli ultimi secondi. Contro La Vendéenne siamo andati alle punizioni di prima, ci siamo impauriti ed esaltati. Un’altra è stata quella contro il Saint Omer che abbiamo vinto a 2′ dalla fine: servii l’assist a Nadini che poi scivolò sotto la curva perchè c’era la birra. La Champions è bella perché succede di tutto”.

C’è un episodio di spogliatoio particolare, divertente, o che racconta lo spirito di quella squadra?

Ce ne sono tanti ma non si possono dire. Lo spogliatoio è lo spogliatoio. Fuori ne abbiamo fatte tante, aperitivi che diventavano cene, con persone che passavano”.

C’è un aspetto del tuo gioco che oggi consideri il tuo punto di forza principale?

Penso la tecnica mista alla velocità e al tiro. Ho avuto la fortuna di essere allenato da mio papà che era questo tipo di giocatore. Ho preso spunto anche da altri giocatori: il mio preferito è Pedro Gil, quel tipo di gioco, con inventiva, se c’è schema io mi invento qualcosa”.

Che rapporto hai avuto con Gigio Bresciani?

Un rapporto perfetto, qualche discussione ma come con altri giocatori, ti dice la verità quando non la vuoi sentire dire. A livello umano è molto empatico, è uno che ti aiuta anche quando non te lo meriti. Se ha raggiunto e vinto tutto questo un motivo ci sarà”.

Quanto è determinante per il Lodi avere Najera? Facendo anche riferimento al rendimento di Faccin quest’anno.

Pablo andando via da Lodi ha visto che la sua dimensione è quella, è fortissimo, intelligente in campo. Un arma letale in più se la metti con Compagno. Ne beneficeranno Faccin e Nadini perchè a loro serve quel giocatore che mette la pallina lì, sulla loro mattonella. Per tornare alla luce hanno bisogno di un giocatore così”.

Davide Nadini quest’anno ha faticato: è una questione di testa oppure è questo il suo livello?

“È giovane non si smette mai di imparare. La gente critica chiunque, le persone non sono mai contente, ovvio che poi si ci focalizza di più magari sull’attaccante o sul portiere. È stato un anno travagliato per l’Amatori, ci sta. Anche Faccin ha fatto fatica: sono giocatori che hanno una presenza in campo, non conta solo il gol. Se capita in un paio di annate ci sta, Davide e Ale sono importanti per il gruppo”.

Cosa ne pensi di Giovanni Monticelli? In cosa può ancora migliorare?

“Tanto giovane, si dedica. Non scordiamoci poi da chi è allenato: Gigio Bresciani può tirargli fuori il meglio, ho tanta fiducia. È un buon prospetto e a Lodi ci tengono molto, c’è un continuo spronare. Ha un margine incredibile”.

Ti aspettavi Morgan Antonioni capitano?

“Me l’aspettavo perché ho vissuto l’anno della consacrazione: c’era feeling tra lui e Grimalt che era il capitano attuale. È sempre stato il vice, è uno che ascolta la squadra. Se lo merita: è andato anche lui via di casa da giovane, non è facile. Andare via da Forte dei Marmi dove hai sicurezza e lavoro e riuscire a diventare capitano di una realtà come il Lodi non è da tutti”.

Come vedi oggi il livello del campionato italiano rispetto a Portogallo e Spagna

Penso che il Portogallo sia avvantaggiato, c’è tanto entusiasmo, è lo sport principale insieme al calcio, hai molti più iscritti. In Spagna e Italia secondo me sono lì, non c’è enorme differenza, forse tra le prime 3/4. In Francia sono cresciuti tanto: anche noi avevamo perso con il Saint Omer. Lavorano tutti bene”.

Hai già iniziato a pensare a cosa verrà dopo la carriera da giocatore?

Ho ancora tempo per pensarci ma non so se riuscirei a rimanere nell’hockey perché mi verrebbe il magone a non mettere più i pattini. Seguirò la passione di fare il personal trainer che è lavoro sicuro. Non smetterò di guardare comunque l’hockey”.

Qual è il quintetto dei tuoi sogni, con Andrea Fantozzi che ne fa parte?

“In porta Acevedo; Martinez, Romero e Ipinazar e Rampulla, che ho avuto a Sarzana in squadra con me. Te ne dico altri due: Pedro Gil e Carlo di Benedetto. Allenatore Cabestany”.

Dei giocatori con cui hai giocato, chi scegli?

“Martinez perchè siamo stati insieme a Follonica; Najera, Mario Rodriguez, Faccin davanti, Grimalt in porta e Mariño. Allenatore Gigio Bresciani”.

Che consiglio daresti a un giovane che sogna di arrivare ai livelli che hai raggiunto tu?

È come se parlassi con il me da piccolo: bisogna sbagliare e non ascoltare sempre e solo le critiche. Se non sbagli, puoi al massimo toccare la Serie A ma non rimanerci. Non bisogna cercare la perfezione nelle giovanili; i genitori devono lasciare sbagliare perchè un campione non lo vedi finché è grande, non sono mai esistiti campioni piccoli”.

Cosa ne pensi dell’HVS?

È utile perchè tutto deve essere aggiornato, è un upgrade per rendere grande questo sport. Per una persona che lo vede le prime volte in tv è difficile da capire, le dinamiche. Io so perchè gioco, uno che non lo capisce senza questo non può”.

Il Sarzana gioca in WSE Cup: pensi che sia giusta decisione al netto di come la formazione si è qualificata per la competizione?

“Sono cose che sarebbero da non guardare ma quel che posso dire è che se è lì un motivo ci sarà. È una competizione che si addice a Sarzana: siamo arrivati in finale quando ci giocavo. A livello personale sono felice e so cosa può fare il Sarzana”.

Cosa pensi di De Rinaldis?

È uno dei giocatori più simpatici e scomodi da trovare da avversario. A livello sportivo ne ha fatte tante, lo conosco bene anche a livello personale. Le sue parole mi hanno gonfiato il petto”.

Torneresti a Lodi?

A occhi chiusi. Quando me ne sono andato per Trissino e perché volevo vincere e così è stato. Sul piatto avevo un’ottima offerta del Lodi, un 2+1. È stata una scelta di cui tutt’ora mi mangio un po’ le mani. La vita è fatta di errori e scelte sbagliate, però tornerei subito a Lodi”.

Si ringrazia Andrea Fantozzi per la disponibilità e l’Hockey Sarzana

Intervista a cura di Luca Maninetti e Giulia Mazzoleni

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